Va bene tutto: discutiamo di politica, scanniamoci sulle posizioni, critichiamo il governo dalla mattina alla sera.
È la democrazia, è il gioco delle parti.
Ma c’è un limite oltre il quale si scade nel ridicolo, e quel limite sono i fatti.
Durante il monologo al Quirinale per gli 80 anni della Repubblica e il voto alle donne, in prima serata su Rai1, Paola Cortellesi ha fatto un bell’elenco di figure storiche femminili.
Donne che hanno aperto strade, rotto barriere, cambiato il Paese. Bellissimo.
Peccato che, con un colpo di spugna imbarazzante, sia stata letteralmente cancellata l’unica donna che quel percorso lo ha portato al traguardo più alto: la prima donna Presidente del Consiglio della storia d’Italia.
Che tra l’altro era seduta proprio lì, in prima fila.
Questa non è politica, è disonestà intellettuale.
Non me ne frega niente se Giorgia Meloni vi piace o vi fa orrore. Questo non è un dibattito politico, è un problema di miseria culturale e cecità storica.
Potete essere d’accordo o in disaccordo con lei. Potete contestare ogni singola legge del suo governo. Ma non potete fingere che non esista.
Quel traguardo è un dato di fatto, ha un peso simbolico gigantesco e, che vi piaccia o no, è già stampato sui libri di storia. Pensate davvero che ignorarlo lo renda meno vero? No, cari “compagni”, vi rende solo profondamente ipocriti nel racconto.
I diritti e le conquiste delle donne non possono funzionare a intermittenza in base alla tessera di partito che si ha in tasca.
La storia non è un menu alla carta dove si sceglie solo quello che fa comodo alla propria narrazione ideologica. La storia si riconosce, punto. E questo negazionismo da quattro soldi ha sinceramente stancato.
Rispondi